e un auto molto bellla, ma ne rimangono pochi esemplari al mondo
A parte i motori, i 4 cilindri in linea con distribuzione bialbero Lampredi di origine Fiat (e comuni a 124 Sport, 125 e 132),( ma comunque modificati da Lancia e costruiti in proprio prima a borgo San Paolo e poi a Verrone) le Beta potevano contare su componenti tecnici (pianale, sospensioni, trasmissione, ecc.) creati ad hoc: il progetto fu infatti realizzato interamente dalla ancora esistente "Lancia Spa", i cui tecnici (già tecnici Lancia in epoca Pesenti, pre-1969) avevano un proprio distaccato reparto in via Caraglio a Torino (reparto poi trasformato nel 1981 in "Lancia Engineering" di Fiat Auto spa e definitivamente chiuso e annesso a quello Fiat nel 1989).
Il discorso sulla "paternità" progettuale Lancia vale per l'intera gamma Beta ad eccezione della versione Montecarlo, che derivava dai progetto X1/20 sviluppato da Pininfarina e destinato alla progettazione di una sportiva a motore centrale e trazione posterioreda vendere con marchio Fiat ed in seguito congelato e poi ripreso per la Lancia. Che la Montecarlo non sia mai transitata presso l'ufficio tecnico Lancia è dimostrato dal fatto che con le altre Beta ha in comune solo il motore Fiat.
Sebbene presentasse una meccanica piuttosto moderna, la Beta mancava di quell'originalità tecnica che aveva caratterizzato le Lancia precedenti. Anche il livello qualitativo delle finiture, benché senz'altro di buon livello, era lontano da quello di realizzazioni precedenti. Questo trovava giustificazione nella volontà della nuova proprietà di rendere profittevole la produzione della Casa diChivasso, dopo l'esperienza della 2000, qualitativamente ineccepibile ma molto costosa da produrre.
Insomma, raffinatezza e sofisticazione, ma con un occhio alla razionalità ed al portafoglio (del produttore, perché i prezzi di listino iniziali non erano particolarmente economici).



